Tori Amos: celebrazione di una carriera a Parigi

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È sta­to uno straor­di­na­rio pri­vi­le­gio assi­ste­re a un raro con­cer­to del­la leg­gen­da­ria Tori Amos l’ul­ti­mo gio­ve­dì sera a Pari­gi, pres­so l’i­co­ni­ca sede L’O­lym­pia. L’at­mo­sfe­ra scop­piet­ta­va di anti­ci­pa­zio­ne, men­tre i fan aspet­ta­va­no con impa­zien­za un’e­si­bi­zio­ne che pro­met­te­va di cele­bra­re l’ illu­stre car­rie­ra di que­sto arti­sta enig­ma­ti­co e influen­te.

Il multitalento dell’ artista

L’ec­ci­ta­zio­ne pal­pa­bi­le nel­l’a­ria fa sor­ge­re la doman­da: per­ché lo è Tori Amos una figu­ra così signi­fi­ca­ti­va nel­la musi­ca? Ana­liz­zia­mo la sua lun­ga e influen­te car­rie­ra e sco­pria­mo per­ché vale la pena esplo­ra­re la sua musi­ca.

Tori Amos è un’i­co­na musi­ca­le semi­na­le il cui impat­to sul­la sce­na rock alter­na­ti­va degli anni ’90 non ha egua­li. Un pro­di­gio del pia­no­for­te, Amos ha ini­zia­to ad affi­na­re la sua arte da bam­bi­na, esi­ben­do una pro­fon­da pas­sio­ne per la musi­ca.

Tori Amos poco pri­ma del suo con­cer­to a Pari­gi, 2023

Alla tene­ra età di cin­que anni, Amos è entra­ta alle sto­ria come la stu­den­te più gio­va­ne mai ammes­sa alla divi­sio­ne pre­pa­ra­to­rio del pre­sti­gio­so Isti­tu­to Pea­bo­dy. Tut­ta­via, il suo perio­do al con­ser­va­to­rio ter­mi­nò bru­sca­men­te all’e­tà di undi­ci anni, quan­do la sua incli­na­zio­ne per il rock e musi­ca alter­na­ti­va si scon­trò con l’o­biet­ti­vo clas­si­co del­l’i­sti­tu­to.

Imper­ter­ri­to, Amos ha con­ti­nua­to a inse­guir­la pas­sio­ne, par­te­ci­pan­do a vari grup­pi musi­ca­li negli anni ’80. Non è sta­to fino alla fine del decen­nio che ha spo­sta­to la sua atten­zio­ne su una car­rie­ra da soli­sta.

L’al­bum di debut­to di Amos, Lit­tle Ear­th­qua­kes, è sta­to un risul­ta­to rivo­lu­zio­na­rio. La sua strug­gen­te sen­si­bi­li­tà e temi inno­va­ti­vi — affron­ta­re fem­mi­ni­smo, poli­ti­ca, vio­len­za ses­sua­le e cri­si di iden­ti­tà: sono sta­te una boc­ca­ta d’a­ria fre­sca. La trac­cia poten­te Cru­ci­fy rac­chiu­de una cri­si esi­sten­zia­le, esplo­ran­do il dolo­re che la socie­tà ci inflig­ge men­tre met­tia­mo in discus­sio­ne la nostra stes­sa esi­sten­za:

Nien­te di quel­lo che fac­cio ti basta… Per­ché ci cro­ci­fig­gia­mo?

L’a­sce­sa di Amos è con­ti­nua­ta con l’u­sci­ta di Under the Pink, con suc­ces­si alter­na­ti­vi come Corn­fla­ke Girl, che ha mes­so in luce i temi del tra­di­men­to fem­mi­ni­le e le com­ples­si­tà di navi­ga­re le ami­ci­zie nel­la vita. Un altro bra­no straor­di­na­rio, Dio, con cui ha aper­to il con­cer­to pari­gi­no, che sfi­da il patriar­ca­to reli­gio­so e met­te in discus­sio­ne le tra­di­zio­na­li dina­mi­che di pote­re.

Tori Amos Parigi
Tori Amos duran­te il soun­d­check a L’O­lym­pia, Pari­gi, 2023

Il suo album suc­ces­si­vo, Ragaz­zi per Pelè, ha ulte­rior­men­te con­so­li­da­to lo sta­tus di Amos come una del­le voci fem­mi­ni­li più impor­tan­ti degli anni ’90. Trac­ce straor­di­na­rie come Caught a Lite Snee­ze e Hey Jupi­ter ha mes­so in mostra la sua mae­stria nel­la fusio­ne espe­rien­ze per­so­na­li con imma­gi­ni miti­che e spi­ri­tua­li. Il tito­lo stes­so del­l’al­bum, un rife­ri­men­to alla dea del vul­ca­no hawa­ia­no Pele, rap­pre­sen­ta­va un tri­bu­to al pote­re fem­mi­ni­le.

Nel cor­so degli anni, Amos ha con­ti­nua­to ad affa­sci­na­re il pub­bli­co con la sua varie­ga­ta disco­gra­fia. Gli album degni di nota inclu­do­no Scarlet’s Walk (2002), un con­cept album che riflet­te un viag­gio attra­ver­so l’A­me­ri­ca sul­la scia degli attac­chi dell’11 set­tem­bre; The Bee­kee­per (2005), un’e­splo­ra­zio­ne intro­spet­ti­va del­l’a­mo­re, del­la per­di­ta e del­la spi­ri­tua­li­tà; E Nati­ve Inva­der (2017), un lavo­ro pro­fon­da­men­te per­so­na­le che affron­ta pre­oc­cu­pa­zio­ni ambien­ta­li e la com­ples­si­tà dei rap­por­ti uma­ni.

Il suo ultimo lavoro

La car­rie­ra di Tori Amos non ha mostra­to segni di ral­len­ta­re. Il suo ulti­mo disco, Ocean to Ocean (2021), testi­mo­nia del­la sua abi­li­tà arti­sti­ca. Pro­fon­da­men­te influen­za­ta dal­la per­di­ta del­la madre e dal­l’i­so­la­men­to vis­su­to duran­te il Coro­na­vi­rus , Amos regi­stra l’al­bum in Cor­no­va­glia, dove la soli­tu­di­ne le for­ni­sce uno spa­zio per l’in­tro­spe­zio­ne sul­la per­di­ta, la resi­lien­za e la deter­mi­na­zio­ne a per­se­ve­ra­re.

Tori Amos Parigi
Setli­st del­lo show di Pari­gi del Ocean to Ocean Tour di Tori Amos, 2023.

Cir­con­da­to dal mare, Amos ha favo­ri­to un pro­fon­do lega­me con la natu­ra, che è pal­pa­bi­le in tut­te le trac­ce del­l’al­bum. La can­zo­ne del tito­lo, Ocean to Ocean, affron­ta i pro­ble­mi del­la socie­tà e cam­bia­men­to cli­ma­ti­co più diret­ta­men­te, con testi toc­can­ti come:

C’è chi non glie­ne fre­ga nien­te
Che sia­mo vici­ni all’e­stin­zio­ne di mas­sa
C’è chi non glie­ne fre­ga nien­te
Per tut­to ciò che stan­no rom­pen­do
C’è chi se ne fre­ga solo un acci­den­te
Per il pro­fit­to che stan­no rea­liz­zan­do

Una serata magica

Duran­te il con­cer­to, que­sta trac­cia è emer­sa come momen­to straor­di­na­rio, con il pia­no emo­zio­na­le e la con­se­gna voca­le di Amos che affa­sci­na­no il pub­bli­co. Il suo genui­no pia­ce­re nel­l’e­si­bir­si è sta­to evi­den­te per tut­ta la not­te, men­tre tra­smet­te­va sen­za sfor­zo la sua pas­sio­ne per la musi­ca.

Men­tre arri­via­mo alla con­clu­sio­ne di que­sta sera­ta indi­men­ti­ca­bi­le, il fina­le ha for­ni­to un’e­let­triz­zan­te onda­ta di ener­gia con una feno­me­na­le per­for­man­ce di bis del­le can­zo­ni più ico­ni­che di Amos, Corn­fla­ke Girl e Pre­cious Things.

Tori Amos Parigi
Da sini­stra a destra, Ash Soan (il bat­te­ri­sta del­la band), Tori Amos e Jon Evans (il bas­si­sta del­la band) subi­to dopo aver ter­mi­na­to il loro spet­ta­co­lo a Pari­gi, 2023.

Il momen­to in cui Amos ha suo­na­to gli accor­di di aper­tu­ra di Corn­fla­ke Girl, l’in­te­ro loca­le è esplo­so in applau­si, con i fan che sono bal­za­ti in pie­di all’u­ni­so­no. L’ ener­gia esal­tan­te che scor­re­va tra la fol­la era pal­pa­bi­le, rag­giun­gen­do un pic­co feb­bri­le duran­te il brid­ge del­la can­zo­ne men­tre Amos can­ta­va scher­zo­sa­men­te: Rab­bit, dove hai mes­so le chia­vi, zia?

Per con­clu­de­re la sera­ta, Amos ha offer­to una poten­te inter­pre­ta­zio­ne del indi­scu­ti­bi­le clas­si­co Pre­cious Things. La sua magi­stra­le ese­cu­zio­ne del­le note aggres­si­ve, stac­ca­to del­la can­zo­ne ha fat­to veni­re i bri­vi­di lun­go la schie­na del pub­bli­co.

Uni­sci­ti a noi nel esplo­ra­re arti­sti che uti­liz­za­no le loro piat­ta­for­me per affron­ta­re que­stio­ni socia­li e ambien­ta­li, crean­do arte che toc­ca il cuo­re del­le per­so­ne.

Scrit­to da David Fer­re­ro
26 apri­le 2023

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