François Farcy: Quando la pittura diventa linguaggio interiore

Alcu­ni per­cor­si non sono real­men­te scel­ti, ma si impon­go­no con evi­den­te chia­rez­za. La sto­ria di Fra­nçois Far­cy è una di que­ste. Pri­ma di diven­ta­re pit­to­re, ha lavo­ra­to come tra­dut­to­re, inter­pre­te e inse­gnan­te… fin­ché uno scon­vol­gi­men­to per­so­na­le lo ha ripor­ta­to in Fran­cia, a mani vuo­te ma con la men­te pie­na di neces­si­tà. È lì che, qua­si sen­za ren­der­se­ne con­to, la crea­zio­ne ha ini­zia­to a pren­de­re il soprav­ven­to: pri­ma come sfo­go tera­peu­ti­co, poi come lin­guag­gio e infi­ne come voca­zio­ne a sé stan­te.
Oggi il suo uni­ver­so arti­sti­co fon­de intro­spe­zio­ne, tex­tu­re, semi-rea­li­smo e fram­men­ti di emo­zio­ni posa­ti deli­ca­ta­men­te sul­la tela. Le sue ope­re par­la­no di liber­tà, memo­ria, tran­si­zio­ne, per­di­ta e rina­sci­ta. Ci invi­ta­no a ral­len­ta­re, a osser­va­re, a sen­ti­re e soprat­tut­to a vive­re il momen­to pre­sen­te.
In que­sta inter­vi­sta, Fra­nçois Far­cy riflet­te sul suo per­cor­so, le sue ispi­ra­zio­ni, i suoi ritua­li, il suo rap­por­to con i mate­ria­li, le sfi­de del­l’ar­ti­sta con­tem­po­ra­neo e la pro­fon­da sen­si­bi­li­tà che scor­re in ogni sua crea­zio­ne.

François Farcy all'interno del suo atelier con alcuni dei suoi dipinti
Fra­nçois Far­cy nel suo ate­lier

Intervista con un Artista

François Farcy, può parlarci del suo percorso artistico? Come ha iniziato a dipingere?

Ho ini­zia­to cir­ca 7 anni fa. Pri­ma di allo­ra, ero una tra­dut­tri­ce-inter­pre­te e un’in­se­gnan­te di fran­ce­se in Spa­gna. Dopo la sepa­ra­zio­ne, sono tor­na­ta in Fran­cia e ho ini­zia­to a crea­re un po’ per caso. All’i­ni­zio ho rea­liz­za­to por­ta­can­de­le e tavo­li­ni di legno, poi ho aggiun­to la pit­tu­ra, pri­ma sul­le mie crea­zio­ni, poi su pic­co­le tele e busti che ho ven­du­to su siti di aste. Que­sto hob­by tera­peu­ti­co si è gra­dual­men­te tra­sfor­ma­to in qual­co­sa di più pro­fes­sio­na­le.

Cosa la ispira maggiormente nel suo lavoro?

Mi pia­ce esplo­ra­re nuo­vi temi e spe­ri­men­ta­re. Le mie ope­re riflet­to­no anche le mie emo­zio­ni, spes­so incon­sa­pe­vol­men­te. La pit­tu­ra diven­ta una for­ma di intro­spe­zio­ne, un modo per capi­re meglio me stes­sa men­tre creo.

C’è un artista vivente o storico che ha influenzato il suo stile?

Non direi che un arti­sta in par­ti­co­la­re abbia influen­za­to il mio sti­le, ma sono sen­si­bi­le a ciò che vedo. Cha­gall mi ispi­ra con la sua poe­sia e i suoi ange­li, ma la mia prin­ci­pa­le fon­te di ispi­ra­zio­ne rima­ne la vita quo­ti­dia­na, la natu­ra, la luce… Tut­to ciò che una per­so­na sen­si­bi­le può per­ce­pi­re.

Come descriverebbe il suo stile artistico a chi scopre il suo lavoro per la prima volta?

Fac­cio mol­te cose diver­se, quin­di pre­fe­ri­sco mostra­re piut­to­sto che descri­ve­re. Ma se doves­si rias­su­me­re: semi-rea­li­smo, tex­tu­re, a vol­te con un toc­co di sur­rea­li­smo ed espres­sio­ni­smo. Gio­co con i mate­ria­li e le tex­tu­re per dare vita ai miei sog­get­ti, che van­no dal­la nostal­gia all’a­mo­re, alla memo­ria o alla per­di­ta.

Strumenti di pittura di François Farcy
Gli stru­men­ti di pit­tu­ra di Fra­nçois Far­cy

Qual è il suo processo creativo, dall’idea alla realizzazione?

Le idee arri­va­no nel cor­so del­la gior­na­ta. Pen­so mol­to pri­ma di con­cen­trar­mi su un pez­zo. Mi ispi­ro a ciò che sen­to, alle mie espe­rien­ze per­so­na­li. A vol­te le mie tele rive­la­no incon­scia­men­te i miei biso­gni o le mie emo­zio­ni, come uno spec­chio del mio sub­con­scio.

Quanto spazio occupano l’improvvisazione e la pianificazione nel suo lavoro?

Pia­ni­fi­co pochis­si­mo, for­se il 30%. Il resto è spon­ta­neo. Anche se ini­zio con un’i­dea pre­ci­sa, spes­so il dipin­to si evol­ve in qual­co­sa di diver­so. È que­sto che ren­de il pro­ces­so emo­zio­nan­te e sor­pren­den­te.

Ha dei rituali o delle abitudini quando dipinge?

Sì, spes­so ini­zio accen­den­do l’in­cen­so giap­po­ne­se e suo­nan­do il gong. È un po’ come apri­re e chiu­de­re un por­ta­le arti­sti­co, un ritua­le per entra­re nel­la mia bol­la crea­ti­va.

François Farcy nel suo atelier con alcuni dei suoi dipinti blu
Fra­nçois Far­cy nel suo ate­lier

Come sceglie i colori e i materiali?

Uso palet­te piut­to­sto scu­re e natu­ra­li: bei­ge, bian­co spor­co, mar­ro­ne, blu Klein, vio­la, ver­de… Colo­ri che riflet­to­no la natu­ra e la vita, lon­ta­ni dal­le tona­li­tà fluo­re­scen­ti che usa­vo pri­ma.

C’è un’opera che occupa un posto speciale nel suo cuore?

Sì, “Liber­té oni­ri­que”, un dipin­to blu con un gio­va­ne uomo e degli uccel­li, crea­to alla fine di una rela­zio­ne dif­fi­ci­le. E un dit­ti­co di ange­li, “Infer­no e Para­di­so”, rea­liz­za­to a Lisbo­na. Que­ste ope­re sono mol­to per­so­na­li e rap­pre­sen­ta­no perio­di impor­tan­ti del­la mia vita.

Pittura del viso "Heaven" di François Farcy
“Cie­lo” di Fra­nçois Far­cy
Il face painting "Inferno" di François Farcy
“Infer­no” di Fra­nçois Far­cy

Quale tecnica preferite utilizzare e perché?

Mi pia­ce esplo­ra­re, ma uso mol­to la tex­tu­re e la pit­tu­ra a olio. Mi per­met­te di rie­la­bo­ra­re e model­la­re il mate­ria­le, anche se richie­de tem­po per asciu­gar­si. Mi pia­ce anche spe­ri­men­ta­re con il fuo­co per crea­re effet­ti spe­cia­li. Sono un po’ piro­ma­ne nel cuo­re.

Lavora su più pezzi contemporaneamente?

Sì, ho biso­gno di varie­tà per non anno­iar­mi. A vol­te sono in cor­so diver­si lavo­ri con­tem­po­ra­nea­men­te, alcu­ni qua­si fini­ti ma non anco­ra ver­ni­cia­ti o fir­ma­ti.

Quali messaggi o emozioni cerca di trasmettere attraverso la sua arte?

La mia ulti­ma serie, “Memen­to Flo­ris”, ci ricor­da l’im­por­tan­za di vive­re nel pre­sen­te. Le mie ope­re tra­smet­to­no il Car­pe Diem, la gra­ti­tu­di­ne e la bel­lez­za effi­me­ra del­la vita.

Come reagisce alle interpretazioni degli spettatori?

Non mi inte­res­sa. Tro­vo diver­ten­te sta­re in un ango­lo ad ascol­ta­re le per­so­ne che dico­no che non è affat­to buo­no men­tre altri lo ado­ra­no. L’ar­te è mol­to sog­get­ti­va e io non cer­co di pia­ce­re a tut­ti. Ho il mio pub­bli­co, sen­si­bi­le e atten­to ai miei mes­sag­gi, e que­sto è ciò che con­ta per me.

Secondo lei, che ruolo ha l’arte nella società di oggi?

L’ar­te è essen­zia­le e dovreb­be esse­re inse­gna­ta di più. Apre la men­te e aumen­ta la con­sa­pe­vo­lez­za. È una tera­pia, un mez­zo di espres­sio­ne e una fon­te di gio­ia, per se stes­si e per gli altri.

Quali sono le sue sfide come artista oggi?

Con­di­vi­de­re le mie idee, sen­si­bi­liz­za­re, por­ta­re gio­ia e crea­re espe­rien­ze memo­ra­bi­li per chi sco­pre il mio lavo­ro.

Come gestite la visibilità del vostro lavoro?

È com­pli­ca­to. Sono prin­ci­pal­men­te sui social media, ma è anco­ra impor­tan­te esse­re pre­sen­ti fisi­ca­men­te nel­le gal­le­rie e nei nego­zi. L’ar­te strut­tu­ra­ta e viva si vive meglio di per­so­na che attra­ver­so uno scher­mo.

Avete progetti o collaborazioni imminenti?

Sto lavo­ran­do alla serie “Memen­to Flo­ris”, un omag­gio ai fio­ri e al ciclo del­la vita. È anche un omag­gio a mia non­na, che ave­va un sac­co di fio­ri e ha per­si­no vin­to il pre­mio del pae­se per­ché ave­va fat­to fio­ri­re tut­to, il giar­di­no, la casa, ecc. L’i­dea è quel­la di cat­tu­ra­re l’ef­fi­me­ro e invi­ta­re tut­ti a gode­re del momen­to pre­sen­te.

Trittico di fiori, dipinti di François Farcy
“Il silen­zio dei fio­ri” di Fra­nçois Far­cy

Se potesse esporre in qualsiasi parte del mondo, dove andrebbe?

Art Basel, che offre un’e­nor­me visi­bi­li­tà, o un museo di Pari­gi come il Musée de l’O­ran­ge­rie, che dispo­ne di magni­fi­ci spa­zi per l’e­spo­si­zio­ne di ope­re d’ar­te.

Se potesse invitare un artista famoso a condividere il suo studio, chi sarebbe?

Mi sareb­be pia­ciu­to invi­ta­re Basquiat. Mi pia­ce­reb­be par­la­re del suo viag­gio e di come ha navi­ga­to tra due mon­di, dal più sem­pli­ce al più sofi­sti­ca­to.

Preferisce dipingere in un momento particolare della giornata?

Non al mat­ti­no. Ini­zio quan­do mi sen­to pron­to, spes­so nel pome­rig­gio o nel­la pri­ma sera­ta, con cal­ma.

Ha un oggetto fortunato nel suo studio?

For­se il mio gong e un pic­co­lo Bud­d­ha. Mi por­ta­no cal­ma e pro­te­zio­ne e segna­no l’i­ni­zio e la fine del­le mie ses­sio­ni crea­ti­ve. Ma c’è anche il mio angio­let­to che ten­go nel mio stu­dio, in alto, a veglia­re su di me. È il mio ogget­to spe­cia­le.

Scultura di angelo di François Farcy all'interno del suo atelier
L’an­gio­let­to di Fra­nçois Far­cy

Nel cor­so di que­sta con­ver­sa­zio­ne, una cosa appa­re evi­den­te: per Fra­nçois Far­cyLa pit­tu­ra non è solo una pro­fes­sio­ne né un sem­pli­ce gesto estetico.Ogni tela diven­ta un’e­sten­sio­ne di un pen­sie­ro, di un ricor­do, di un’emozione o di un pas­sag­gio inte­rio­re. La sua arte, intui­ti­va e mate­ri­ca, è l’e­spres­sio­ne di una ricer­ca di signi­fi­ca­to, equi­li­brio e veri­tà per­so­na­le.
Tra gra­ti­tu­di­ne, esplo­ra­zio­ne emo­ti­va e desi­de­rio di cat­tu­ra­re l’at­ti­mo pri­ma che sfug­ga, Fra­nçois Far­cy costrui­sce un cor­pus di ope­re che rac­con­ta­no i cicli del­la vita: le sue pro­ve e le sue gio­ie, i suoi fina­li e le sue tra­sfor­ma­zio­ni. E se i suoi dipin­ti vi col­pi­sco­no, for­se è per­ché por­ta­no con sé qual­co­sa di raro: una sin­ce­ri­tà cru­da e sen­za fil­tri.
Men­tre i suoi pro­get­ti con­ti­nua­no a cre­sce­re, soprat­tut­to attra­ver­so la serie “Memen­to Flo­ris”, l’ar­ti­sta con­ti­nua ad anda­re avan­ti con la stes­sa sen­si­bi­li­tà e lo stes­so biso­gno vita­le di crea­re. Una cosa è cer­ta: il suo viag­gio è appe­na ini­zia­to.

François Farcy davanti al suo atelier
Fra­nçois Far­cy davan­ti al suo ate­lier

Scrit­to da Mathis Rey­naud
Luglio 16, 2026

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